Visto che Anna è decisamente impegnata in questo periodo e si è COMPLETAMENTE dimenticata di noi (scherzo, ovviamente!!

Dovrebbe essere la storia di Shabra, prima dei fatti narrati fino ad ora... se piace... si va avanti!
La Storia di Shabra
La Figlia del Flauto
Sognò una notte di correre lungo la Piana, alla luce di una luna piena e luminosa. I suoi piedi non lasciavano orme sul terreno polveroso, e la sua ombra a stento la seguiva. Sognò di sentire una musica lontana raggiungere la Piana, lentamente invadere in rivoli delicati ogni crepaccio ed ogni anfratto. La musica la inseguiva, lenta quanto lei correva veloce, ma sempre solo a un passo dal raggiungerla. Era la musica della pioggia che batte sulle pietre, di un ruscello che scroscia fra rocce in una breve cascata; la musica di onde che infrangono il loro passo su ciottoli arrotondati. La raggiunse sul limitare dell’Oceano.
Si svegliò. Shabra aveva quasi sei anni. Non avrebbe mai dimenticato il suono di quella musica.
Divenne adepta della Signora del Flauto un anno dopo, passato il primo acquazzone estivo fu presentata alle altre Adepte. La prima sera che passò nella Casa della Musica pianse. Aveva appena sentito le pietre chiamate “I Cantori” risuonare alla musica della Maestra, e seppe che avrebbe perso la propria vita e seguito uno strano destino. Pianse nascosta sotto la tenda che separava il suo giaciglio da quello delle altre ragazze.
La mattina successiva ricominciò a piovere. Il rumore delle gocce sulle pietre del tetto si accordava con il suono della musica che sentiva nel cuore. Sedeva svogliata sul tavolato in cucina, guardando le pesanti gocce che cadevano dallo stipite della porta.
“Piccola, l’acqua che batte su di una pietra ci dona il battito del tempo. Cosa canteresti per ricordare all’acqua che suona per noi?”
Si voltò. Vide la Signora del Flauto guardarla dalla porta del refettorio. Aveva scostato il tendaggio d’ingresso con una mano e stava sulla soglia, sorridendo.
Shabra la fissò un momento negli occhi chiari, poi si voltò verso la pioggia all’esterno e rispose: “Canterei la Canzone di Brasha e della Pietra Matta.”
Le ragazze che stavano pulendo le stoviglie si fermarono e risero per la risposta di quella bambina. “La canzone per far saltare il gatto!” Disse qualcuna.
Ma la Maestra la invitò a cantarla. “Bene, è una canzone allegra. Cantala per noi”, le disse.
Allora Shabra iniziò a cantare. Dondolava un piede sotto la panca, mentre con la voce acuta intonava le quattro note del ritornello iniziale, e raccontava di Brasha che cantava al mattino, e della sua pietra che le rispondeva con la nota sbagliata. Di come Brasha cantava alla sera, e al pietra che suonava più veloce del tempo dovuto.
Cantava e la pioggia prendeva vigore, aumentava il ritmo dei colpi sul tetto inclinato, quasi per raggiungere la giusta velocità della canzone della bambina. Ma Shabra rallentò il ritmo, e cantò di come la notte la pietra cantava da sola, e Brasha dormiva tranquilla nell’abbraccio della sua musica.
La canzone terminò. Le ragazze non avevano ripreso i loro lavori, ma si erano tutte girate verso la bambina seduta sulla panca. Sentivano un calore attraversare loro il corpo, e formiche sulla punta delle dita di mani e piedi.
[continua...]
Dovrebbe andare appena dopo il primo capitoletto, quello dove si descrive il continente...
Ciao e buon fine settimana!
